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venerdì 28 luglio 2017

Firenze 22 luglio 2017 Cassandra Clare e Holly Black


Sabato 22 luglio al teatro Odeon di Firenze noi de il Bello di Esser Letti abbiamo avuto l'onore di partecipare all'incontro con due autrici che stimiamo e amiamo moltissimo: Cassandra Clare e Holly Black. Grazie a Mondadori per averci permesso di fare questa bellissima esperienza. 

Vi riportiamo la bella chiacchierata con le due scrittrici, in compagnia di Rossella e Manuela, che gestiscono il fansite italiano ufficiale dedicato alle opere di Cassandra Clare. http://www.shadowhunters.it/. Fra le righe dell'intervista troverete succulente anticipazioni sui libri delle due autrici che stanno per per uscire in Italia.



Cassandra: Ciao ai miei lettori italiani è meraviglioso essere qua ed avere la possibilità di incontrarvi. Grazie per essere dei fan così leali dei libri sugli Shadowhunters.

Holly: Idem. Mi dispiace per la mia incapacità con la lingua italiana. Sono molto felice di essere qua con voi.

Rossella: Voi due  state scrivendo una serie insieme. Chi ha le idee, come avete le idee, come lavorate, in che modo scrivete Magisterium, e soprattutto adesso che state scrivendo l’ultimo romanzo, come sta andando la stesura, se si può sapere qualcosa?

Cassandra: Mi piace scrivere con i miei amici, è molto bello avere il controllo su tutta la situazione su tutto il mondo e su tutti i personaggi ma è anche bello condividere questo controllo.

Holly: In questo momento stiamo lavorando all’ultimo libro di Magisterium e troviamo comunque emozionante scrivere l’ultimo libro della serie, il quinto. Quando scriviamo una di noi scrive quattrocento parole e poi passa il computer all’altra. E quindi l’altra riscrive sulle parole già scritte e nel caso di Cassie allunga il pezzo. Io invece lo rendo più breve e Cassie non è d’accordo.

Manuela: Voi scrivete insieme ma entrambe scrivete anche con altri autori. L’esperienza di scrivere tra di voi e scrivere con altri autori è simile o avete dei modi di lavorare diversi?

Cassandra: in alcuni casi quando scrivo con gli amici, sopratutto con Sarah Rees Brennan che è qui presente in prima fila, è molto simile scrivere con loro. Benché sia molto simile la stesura, la parte del lavoro, è differente perché mentre per le Tales from the Shadowhunter Academy e  le Cronache di Magnus Bane il mondo era già creato e si è trattato di creare nuove voci, per quanto riguarda la scrittura di Magisterium con Holly si è trattato di creare  questo nuovo personaggio che è Callum Hunt.

Holly: per me ogni collaborazione è diversa, un po’ di tempo fa ho scritto le cronache di  Spiderwick. La stesura con  Tony è stata molto diversa perché in quel caso scrivevamo insieme ogni frase quindi il lavoro era molto più intenso. Sopratutto era diverso perché davo tutta la responsabilità a lui.

Rossella:  come funzionano i ritiri con gli altri autori? Cosa fate quando vi incontrate e scrivete insieme?

Cassandra: Io, Holly e Sarah ci troviamo in Umbria in questo momento per un ritiro tra scrittori. Ed è ottimo perché ci sono altri scrittori ad assicurarti che tu stia scrivendo e non facendo altre cose. Per esempio con Sarah ogni volta che scriviamo poi guardiamo un Drama coreano insieme.

Holly: il drama che stiamo guardando in questo momento Sarah lo ha già visto e si diverte a guardare le facce che facciamo noi mentre lo guardiamo, è il suo premio.

Manuela:Noi abbiamo avuto l’onore di leggere in anteprima The Eldest Curses, ci è molto piaciuto, anche se è molto cambiato rispetto a quando l’abbiamo letto noi, volevamo sapere se, restando nell’ambito degli scambi fra autori,  lavorare con Wesley Chu è stato diverso dal lavorare con altri.

Cassandra: si è stato molto diverso lavorare con Wesley che non è un amico da tanto tempo come Sarah o Holly. Quando a lui davo delle indicazioni su un pezzo da scrivere andava totalmente in un'altra direzione quindi dovevo stargli molto addosso per limitare questa cosa. Per esempio Wesley doveva scrivere una scena hot fra Magnus e Alec, ma essendo molto nervoso al riguardo ha chiamato Diana Gabaldon e quando le ha rimandato la scena hot era lunga venti pagine, ma quella definitiva sarà più corta ma potrete leggere la versione non censurata online.

Rossella: abbiamo saputo che The Cruel Prince ( di Holly Black ) è stato recentemente opzionato dalla Universal, vorremmo  sapere cosa pensate che renda un adattamento un buon adattamento?

Holly: Nel caso di Cassie gli adattamenti sono stati diversi, nel mio caso uno solo, però quello che vogliamo è che mantengano sostanzialmente lo spirito dei personaggi e lo spirito della storia e l’importante è che sia buono, un buon film, un buon telefilm, una buona graphic novel.

Cassandra:  chi ha visto Sherlock? Penso che per fare un buon adattamento ci vogliono amore e comprensione per la storia originale, poi si possono fare dei cambiamenti però amando la storia e mantenendone lo spirito.

Rossella: Non parleremo di Lord of Shadows perché c’è un sacco di gente che lo sta aspettando e non possiamo fare spoiler, però qualcosina su The Last Hours potresti dircela.

Cassandra: The Last Hours è ambientato nel 1903 e i personaggi principali sono i figli di Will e Tessa, di Gabriel e Cecily e Gideon e Sophie. È la storia di questa nuova generazione di Shadowhunters, si vedranno comunque i vecchi personaggi sullo sfondo perché comunque sono i genitori e sono importanti per la storia, però parla dei nuovi personaggi, delle loro vite, di come combattono e di come si innamorano. È anche la storia di Cordelia  Carstairs che è la cugina di Jem. Cordelia è innamorata di James che è il figlio di Will e Tessa che però è innamorato di qualcun altra.

Domande dal pubblico.

Come create i vostri personaggi?

Holly: per me la creazione del personaggio viene dalla trama, prima creo la trama e poi ci metto dentro il personaggio, quindi il problema nasce quando non so qualcosa di un personaggio perché non so effettivamente cosa accadrà nella storia.

Cassandra: io mi faccio delle domande per ogni personaggio, mi chiedo cosa vuole quel personaggio e poi di cosa ha bisogno perché le due cose non sempre coincidono. Mi chiedo anche cosa è bravo a fare quel personaggio, a cosa non rinuncerebbe mai, e quali sono i suoi difetti. Quando ho risposto a tutte queste domande ho finito di creare il personaggio.

Quando fate morire un personaggio ci godete a farci soffrire così tanto?

Holly: per la cronaca ho salvato un sacco dei personaggi di Cassie, tra cui Simon.

Cassandra: ovviamente pensiamo a quello che proveranno i lettori però speriamo che  capiscano i motivi per cui decidiamo di ucciderli ma i lettori sono affezionati ai personaggi e soffrono.
Talvolta la morte di un personaggio è necessaria alla storia stessa, per esempio in guerre stellari se non morisse Obi-Wan Kenobi  il resto della storia ne risentirebbe.

Holly: penso che una buona morte renda la storia più interessante.

Cassandra: Holly ha ucciso ben quattro gatti nei suoi libri!

Ci saranno nuovi shadowhunters in arrivo? Mi riferisco a eventuali figli di Julian e Emma.

Cassandra: Emma e Julian sono troppo giovani per avere dei figli hanno solo diciassette anni e problemi più urgenti da affrontare. La cosa divertente dello scrivere di generazioni diverse di Shadowhunters è che in questo momento personaggi come Clary e Jace, Simon Izzy hanno l’età giusta per cui potrebbero avere dei figli.

Quando scrivete quando avete la certezza che quel pezzo va bene così com’è, come capite che è quello giusto, che volete che è così che vada?

Holly: nel momento in cui decidi che quella è una cosa buona perché ti porterà ad altre cose buone e sopratutto è la cosa che tu vorresti da lettore vedere nel libro cioè è la cosa che ti può  soddisfare di più come lettore. Nel momento in cui decidi il tuo io scrittore viene messo un po’ da parte.

Cassandra: quando hai il manoscritto compiuto ma non senti che è finito vuol dire che alla storia manca ancora qualcosa. È nel momento in cui senti che la storia è finita che è finito il libro che sei sicura che quella è la storia che volevi scrivere.

Holly: è come se avessimo un braccio in una morsa finché sentiamo che la cosa non è ancora perfetta e quando ci accorgiamo di cosa la renderà perfetta c’è un senso di sollievo.

In shadoswhunters ci sono un sacco di tipi di amore, amore fra parabatai, amore fra fratelli amore fra amanti, in The last hours, la nuova serie che uscirà l’anno prossimo, ci saranno nuovi tipi di amore?

Cassandra: sapete che a me l’amore non piace quando è facile, il rapporto che avranno Lucie e James con altre persone sarà abbastanza complicato.

Come Cassandra Jean ha disegnato i personaggi di shadowhunters, se le avete dato delle dritte o se ha fatto di testa sua seguendo le descrizioni dei personaggi?

Cassandra: io e Cassandra Jean abbiamo lavorato a stretto contatto, lei chiede sempre consiglio sul tipo di capelli, colore di capelli, colore dei vestiti segue molte indicazioni e mi passa le bozze e io do la mia approvazione.

In shadowhunters qual è il personaggio che ti rappresenta di più in cui hai messo più del tuo carattere?

Cassandra: probabilmente i personaggi che sono più simili a me sono Simon e Tessa.
Perché Tessa legge sempre.

Qual è il consiglio che dareste a chi si sta avvicinando alla scrittura.

Cassandra: molte persone quando iniziano a scrivere un libro si fanno molte domande sulla trama, sul colore degli occhi dei personaggi, il mio consiglio è di iniziare semplicemente a scrivere, perché solo una volta che hai iniziato a scrivere puoi decidere queste cose e portare avanti la storia.

Holly: ho tre consigli  che do sempre a chi mi fa questa domanda: primo leggere molto, leggere ogni genere, secondo scrivere molto e rileggere molto perché devi trovare la tua voce all'interno di quello che hai scritto e solo così puoi capire se quello che hai fatto è veramente buono. L’ultimo anche se per te è buono quello che stai facendo trova qualcuno che come te ha voglia di essere uno scrittore perché per me ha fatto la differenza.

Come vivete a livello personale, non come scrittrici, il fatto di avere tanta forza fra i vostri fan,  data dal fatto di aver portato nel mondo che avete creato aspetti del mondo reale come la differenza di pelle, di “razza” o anche l’amore vissuto in modi così complicati? Cosa provate ogni volta che vedete una vostra opera in libreria, in TV, al cinema ? Qual è stato il momento più buio nel vostro processo creativo?

Cassandra: La prima volta che ho visto un mio libro in libreria ho avuto la tentazione di prenderlo e buttarlo via prima che qualcun altro lo vedesse perché era completamente fuori posto.

Holly: il momento peggiore della mia carriera di scrittrice è stato quando ho impiegato dieci anni per scrivere il mio primo libro, e i miei personaggi non facevano nulla erano tristi e bevevano caffè e mi sono presentata alla porta della mia migliore amica in lacrime dicendole non riuscirò mai a diventare una scrittrice.

Cassandra: la prima volta che vedi il tuo libro in libreria è sconvolgente e magico. E non è un sentimento che scompare, ogni volta che vedi un nuovo libro è sempre emozionante come fosse un figlio. È sempre strano pensare che altre persone hanno letto il tuo libro però è bello poter condividere il mondo che hai nella tua testa con loro. Qualche giorno fa ero in un piccolo paesino a cena con mio marito in un piccolo locale e una ragazza si è avvicinata e mi ha chiesto "sei Cassandra  Clare, ho letto Shadowhunters", è strano ricordarsi che in tutto il mondo ci sono persone che hanno letto i miei libri e amano i miei personaggi.

Quando eravate più giovani sognavate di fare le scrittrici o avevate altri sogni? 

Holly: ho sempre voluto essere una scrittrice fin da quando ero piccola e ho scritto moltissimi libri terribili da giovane e penso che il passo più difficile sia convincersi di poter diventare uno scrittore, che gli scrittori sono persone come tutti gli altri e anche tu che ti stai impegnando così tanto puoi diventarlo.
Tenete tutto ciò che avete scritto da bambini perché un giorno farete divertire i vostri amici.

Cassandra: io ho messo via tutto ciò che ho scritto da giovane perché ogni tanto lo tiro fuori e mi ricordo che non posso scrivere peggio di così, posso solo migliorare.

Avremo mai un po’ di pace con gli shadowhunters?

Cassandra: Un giorno i libri sugli Shadowhunters finiranno …..un giorno!
Sugli shadowhunters non posso fare promesse ma nella trilogia su Magnus e Alec non ci saranno brutte sorprese, sarà tranquilla.

Visto che per gli scrittori i personaggi sono come dei figli e tu li hai condivisi con altri scrittori è stato difficile e soprattutto quale personaggio senti di più come tuo figlio e lo proteggi di più?

Cassandra: si penso ai miei personaggi come a figli, però mi piace condividerli con altri scrittori
e inoltre non appartengono solo a me sono anche dei lettori, però ci sono alcuni personaggi per cui faccio più attenzione, per esempio per Magnus  controllo sempre che ciò che viene scritto per lui sia in linea con il personaggio.


Grazie ancora a Mondadori per aver reso speciale questo caldo sabato pomeriggio di luglio, nella nostra città in compagnia di due autrici immense e del loro fantastico mondo.

giovedì 20 luglio 2017

Recensione: LA PIÙ BELLA STORIA D'AMORE di Brendan Kiely



Mi verrebbe da pensare che la nostra avventura finisca qui, ma non posso, perché non è possibile. Non finirà qui, né per il nonno né per Corrina e nemmeno per me, perché è proprio in questo posto, bloccati in mezzo al nulla, che ho finalmente capito cosa intende mio nonno quando dice che il senso della vita sta nell'imparare ad amare.


«Be’» disse il Cantastorie, «tutti rispettano i viaggi in macchina.»
«Esatto» disse il nonno. «I viaggi in macchina vanno sempre rispettati.»

I viaggi in auto, sopratutto per le immense strade degli Stati Uniti, hanno qualcosa di mitico e avventuroso, passando da uno stato all'altro i paesaggi cambiano radicalmente, dai deserti ai boschi, in uno scenario sempre diverso e affascinante.
La più bella storia d’amore racconta proprio di uno di questi viaggi sulle strade americane, una fuga dal presente per un insolito trio, in parte alla ricerca del passato e in parte verso un futuro incerto ma pieno di speranze.

Abitiamo tre piani temporali: il presente, certo, ma anche il passato, come l’ombra che ci sta sempre alle calcagna, e quando ci voltiamo, all’improvviso è il passato che ci precede, proiettando il suo profilo fosco sul futuro – o almeno, è questa la sensazione che ho mentre faccio qualche passo nel deserto, ripensando a Los Angeles; poi mi volto, e con il sole pomeridiano alle spalle osservo la mia ombra allungarsi davanti a me verso est, in direzione di Saint Louis. 

Opinione di Blacksophia

Il protagonista narrante è il giovane Teddy Hendrix, un diciassettenne un po’ timido cresciuto senza un padre e con una madre poco presente impegnata con il lavoro. La persona che si è occupata più di lui è il nonno paterno che però da quando è affetto dall'Alzheimer vive in una casa di cura. La malattia sta portando via piano piano tutti i ricordi a suo nonno e Teddy vuole fare qualcosa per lui, vuole aiutarlo a non dimenticare le persone che ha amato.  Teddy e suo nonno si trovano a Los Angeles mentre i ricordi del vecchio sono a Itacha nello stato di New York, lì ha conosciuto sua moglie, l’amore della sua vita, lì sono i ricordi più belli che teme di perdere per sempre. In quella città è nato ed è morto anche il padre di Teddy, una presenza fantasma nella sua vita, un uomo che c’è stato ma di cui nessuno vuole parlare e di cui Teddy vorrebbe sapere di più. Il terzo elemento del gruppo è Corinna una ragazza che frequenta la scuola di Teddy e per la quale lui ha una cotta ma non le si è mi avvicinato troppo, si limita ad osservarla da lontano. Un giorno però i due ragazzi entrano in contatto e quasi per caso si ritrovano in fuga in auto insieme. Corinna è una ragazza che si sente oppressa dai suoi genitori adottivi e ha un sogno, quello di diventare una musicista ma per farlo deve allontanarsi da loro e Teddy le offre l’opportunità di andarsene. Così i due organizzano la fuga del nonno dalla casa di cura e partono alla volta di Itacha con l’auto della madre di Teddy e Corinna come autista. 
I due giovani durante il viaggio imparano a conoscersi meglio fra loro ma anche a conoscere meglio se stessi. Un viaggio quello di Teddy e Corinna che li cambierà molto e li farà innamorare, complici in un’avventura breve ma intensa. Teddy in particolare avrà una visione diversa della sua vita passata e troverà il coraggio di vivere il futuro in modo meno timoroso e chiuso in se stesso. 

 E invece no, non con Corrina. Le verità più importanti non sono quelle che scopriamo, ma quelle che scegliamo di mostrare, perché le persone a cui teniamo possano condividerle con noi.
«No.»
«Ti va?» chiede.
«Sì.»
«Volevo essere sicura.»
Sorride, e il suo sorriso apre un varco nella notte come un raggio di luna su uno specchio d’acqua, un’unica fonte di luce che dà vita a migliaia di scintille, e il mio corpo è una campana di ferro che suona a tempo con il suo respiro.

Mentre il Nonno nei suoi momenti di lucidità riesce ad essere una guida per i due ragazzi attraverso la saggezza che l'età e una vita dura gli hanno donato, loro trovano sempre il modo per arginare le sue crisi creando in pochi giorni di viaggio un particolare equilibrio che li fa assomigliare ad una famiglia, strana ma unita. 

Sinceramente all'inizio ho fatto un po fatica a leggere questo romanzo perché parte un po' lentamente, come un motore diesel ma per fortuna pian piano mostra tutta la sua bellezza e alla fine devo dire che l'ho apprezzato molto e lo consiglio. E' una storia molto bella soprattutto per il modo poetico con cui è scritta, sono molti i passaggi che ho sottolineato per la bellezza delle parole e delle immagini che evocano. E' un libro che va gustato lentamente che parla sopratutto dell’amore e della sua importanza nella vita. 

L'autore

Brendan Kiely è nato a Boston e vive a New York. Si è diplomato in Scrittura creativa al City College di New York. I suoi racconti sono apparsi in prestigiose riviste letterarie. Con Mondadori ha pubblicato il suo primo romanzo, Vangelo d'inverno.


Il Libro
Editore: Mondadori Chrysalide 2017
Genere: Narativa contemporanea
Pagine: 204
Prezzo cartaceo: € 22,00
Prezzo ebook: € 10,99
Data pubblicazione:16 maggio 2017

Trama
Hendrix è qualcosa a metà tra un poeta e un'anima persa. Con un padre mai conosciuto e morto tanti anni prima, e una madre votata totalmente al lavoro, vede nel nonno l'unica e sola famiglia che abbia mai avuto. Peccato che l'Alzheimer se lo stia portando via un poco alla volta. In un estremo tentativo di dargli un motivo in più per resistere, Hendrix gli ha fatto una promessa impossibile: prima che la malattia cancelli qualsiasi ricordo della moglie, il suo unico, grande, indimenticabile amore, lui lo riporterà sulla collina dove i due si scambiarono il primo bacio. Corrina è una musicista di talento, soffocata dai genitori adottivi troppo apprensivi. La sua unica possibilità per sopravvivere sembrerebbe la fuga da una vita che non la rappresenta, per diventare la persona che davvero desidera essere, qualunque cosa questo significhi. Ritrovatisi insieme un po' per caso in una caldissima notte di luglio, Hendrix e Corrina decidono di rischiare il tutto per tutto. Dopo aver rubato la macchina della madre del ragazzo e aver fatto uscire il nonno dall'istituto in cui è ricoverato, danno inizio al loro viaggio verso est. Un'avventura che li condurrà da Los Angeles a New York, inseguiti da genitori, medici e polizia, e che insegnerà ai due ragazzi qualcosa di più su cosa significhi essere davvero se stessi e innamorarsi per la prima volta. E soprattutto quanto nella vita sia fondamentale l'amore. Perché forse è proprio vero quello che dice sempre il nonno: le uniche storie destinate a durare sono le storie d'amore.

giovedì 11 maggio 2017

Recensione: IO E LEI. CONFESSIONI DELLA SCLEROSI MULTIPLA di Fiamma Satta

“E quando le viene quel cazzo di ispirazione la sento lontana. E questo non lo posso proprio permettere perché io e lei siamo una cosa sola, una carne sola, altro che matrimonio. I matrimoni finchémortenonvisepari esplodono quando arrivo io, la Miagentileospite lo sa bene, invece io e lei non ci separeremo mai. Il nostro è un legame indissolubile.”

 

Io e Lei. Confessioni della Sclerosi Multipla è il nuovo libro di Fiamma Satta la scrittrice e giornalista romana, storica voce di Radio 2 che ci parla di quella malattia le ha cambiato totalmente la vita ma che non le impedisce tuttavia di viverla pienamente.  Un libro unico, un romanzo d'amore insolito che vi stupirà. Una voce narrante irriverente, politicamente scorretta, sgradevole e supponente che non vi annoierà fino all'ultimo capitolo, facendovi piangere, provare rabbia e talvolta riuscendo anche a strapparvi qualche cinico sorriso.



Opinione di Blacksophia

Oggi vi parlerò di un libro molto particolare, direi unico che tratta un argomento molto difficile solo da nominare figuriamoci da porre come protagonista di un romanzo. Lo so che molte persone solo a sentir nominare la Sclerosi Multipla rabbrividiscono, è la paura per una malattia così terribile e progressivamente invalidante che ci fa provare quel brivido di terrore e ci fa sentire così impotenti e fragili. Ma questo romanzo è una bizzarra storia d’amore che ha come voce narrante la malattia stessa. Si avete capito bene, chi parla e ci racconta la vita di quella che chiama la Miagentileospite è proprio la sclerosi multipla, l’Io del titolo è la malattia. Una protagonista così non si era mai letta, dare voce alla malattia è senz’altro un colpo di genio, un modo insolito non convenzionale e molto efficace di raccontare la vita, gli amori e gli sbagli di una donna malata ma che però non si lascia mai sopraffare dalla malattia. La sclerosi multipla in questo romanzo diventa un essere vivente che ha un rapporto simbiotico con la sua Gentileospite, è una protagonista irriverente, sgarbata, odiosa e   dissacrante. Odia tutti e tutto ma in particolare odia Lei.

“Ve l’ho già detto, non sono una tipa esibizionista, non mostro bubboni, pustole, croste, amo stare nell’ombra. Creare fragore in silenzio è la mia specialità. The Sound of Silence. Avete presente? “Hello darkness my old friend, I’ve come to talk with you again…”Tararara rarararara tarararararararara…Bella, eh? Non illudetevi però, non voglio parlare di canzonette ma di odio. Sì. Ci sono momenti in cui la odio con tutta me stessa, la Miagentileospiteintendo. E se riuscite a immaginare quanto tanta io sia, comprenderete quanto grande sia il mio odio per lei. Però non posso esagerare perché rischio di bloccarle il respiro, di farla secca. E lei deve vivere. Più a lungo possibile. Altrimenti, di che mi nutro io se lei muore?”

Così attraverso le parole della Sclerosi multipla ripercorriamo la vita di una donna che giovanissima ha iniziato ad avere i primi sintomi della malattia ma che ha continuato la sua vita, ha continuato a fare le cose che amava fare o si è adattata a farle in modo diverso.
Una donna che ha continuato ad amare, sopratutto lui, Occhiazzurrogrigionebbia, l’amore più importante ma anche il più odiato dalla malattia perché riesce far stare bene la sua Gentileospite.
Con la sua voce sgradevole, supponente e aggressiva la malattia si sente onnipotente ma anche lei ha le sue debolezze anche se non lo ammetterebbe mai apertamente. La Sclerosi Multipla non ha pietà, gode tutte le volte che toglie qualcosa alla sua Gentileospite ma ogni volta che questa le mostra tutta la sua forza amando ciò che la vita gli offre nonostante tutto, prova una rabbia incontenibile e mostra la sua più grande fragilità, quella di non riuscire a possederla completamente, di non riuscire a condizionare ogni attimo della sua vita.
Consiglio a tutti la lettura di questo romanzo che lascia un messaggio molto importante che è l’amore per la vita, la voglia di combattere sempre per non farsi schiacciare da una malattia o dalle altre avversità della vita, perché “la vita è talmente piena che vale sempre la pena di essere vissuta”. E' un libro che dà coraggio e che mostra quanta forza possa mostrare l'essere umano nell'adattarsi anche alle novità più distruttive che la vita gli pone. Quello di Fiamma Satta è un romanzo come non ne avete mai letti che vi lascerà qualcosa di profondo se avrete il coraggio di leggero e non vi farete spaventare da quelle due piccole parole: Sclerosi multipla.

L'Autrice


Fiamma Satta è nata a Roma, dove vive e lavora, e ha due figli. Voce storica di Radiodue, per ventidue anni è stata autrice e interprete con Fabio Visca della fortunata serie quotidiana «Fabio e Fiamma». Dal 2005 al 2016 ha collaborato con «Vanity Fair». Dal 2009 firma per la «La Gazzetta dello Sport» una rubrica e il blog «Diversamente affabile, diario di un’invalida leggermente arrabbiata sui temi dell’inciviltà», impegno per cui è stata nominata Commendatore al Merito della Repubblica Italiana. Ha scritto Diario diversamente affabile (ADD 2012), Rose d’amore (Newton Compton 2007) e, insieme a Visca, Fabio e Fiamma e la trave nell’occhio e Il secondo libro di Fabio e Fiamma (RaiEri 1997 – 2000). Nel 1993 le è stata diagnosticata la sclerosi multipla.


 Il Libro
                 
Editore: Mondadori OMNIBUS 
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine;  144  
Prezzo cartaceo: euro 17,00 
Prezzo ebook; euro 8,99 
 Data pubblicazione: 18 aprile 2017        
 
Trama
Due personaggi femminili legati da una singolare relazione che somiglia a una seduta psicoanalitica bruciante e senza filtri, che dà slancio alla costruzione dell’identità e diventa una spietata cartina di tornasole per la coscienza. A dire “Io” è una voce narrante del tutto inedita, la Sclerosi Multipla, capace di terrorizzare soltanto col suono del proprio nome, un “gorgoglio di consonanti scivolose”. Egocentrica come una prima donna, dotata di un’ironia corrosiva, politicamente scorretta, determinata, ingombrante, irriverente, sguaiata, irascibile, maltratta tutto e tutti, a cominciare dai lettori, “uditorio miserrimo” al quale si confida. La sua vittima prediletta, però, è la “lei” del titolo, quella Miagentileospite, amatissima e disprezzata in ugual misura dall’inquietante narratrice: “Sono dentro di lei. Capite? Sono dentro di lei più di qualsiasi altro. E lei non dovrebbe dimenticarlo mai”. Tutto in loro è simbiotico e opposto: gusti, passioni, inclinazioni, tendenze, idiosincrasie, consapevolezze, visioni del mondo e dell’amore, in particolare quello per Occhiazzurrogrigionebbia, altro personaggio del romanzo. Le due linee narrative, la malefica progressione della malattia e la storia d’amore, corrono parallele fino a incontrarsi nel sorprendente coup de théâtre finale.  Cos’è, dunque, questo libro unico e potentissimo? Un memoir graffiante ed emozionante? Una feroce invettiva? Un implacabile flusso di emozioni? O piuttosto uno sconvolgente romanzo d’amore? Sarà il lettore stesso a deciderlo scoprendo, ad ogni modo, che questa eccentrica autobiografia profuma assai più di vita che di malattia, nonostante tutto. Fiamma Satta sceglie un punto di vista spiazzante e anticonformista che le consente di raccontare vicende emotive con autenticità ed energia rare. L’adesione vitale agli accadimenti e la capacità di afferrarli e far loro dire la verità in questo libro procedono insieme, in pagine che turbano, divertono, commuovono e fanno riflettere sulla vita e sul suo significato.

martedì 4 aprile 2017

Uscite Mondadori di oggi 4 aprile

Buongiorno lettori, oggi escono in contemporanea diversi titoli editi da Mondadori, fra tutti mi hanno molto incuriosita il Thriller psicologico La Ragazza di prima di J P Delaney, e il libro per i più piccoli ispirato a Minecraft,  Diario di un Megaguerriero di Cube Kid.



                                       
Titolo: Carciofi alla Giudia
Autrice: Elisabetta Fiorito
Editore: Mondadori Omnibus
Genere: Contemporary Romance
Data pubblicazione: 4 aprile 2016
Prezzo cartaceo: € 18,00
Prezzo ebook: € 9,99
Pagine: 276

Trama: Rosamaria è una donna piena di risorse. Single impenitente, razionalista, illuminista, ha perseguito con determinazione le sue passioni, ha rifiutato di impiegarsi nell’azienda di famiglia ed è diventata regista teatrale, con tutta la fatica che ciò comporta in tempi di crisi e di tagli alla cultura. Uno dei suoi motti è: “troppa religione fa male, qualunque essa sia”. Peccato che poi si sia innamorata di David, di famiglia ebraica tripolina osservante, da cui ora, a quarantadue anni, aspetta il piccolo Arturo. Rosamaria vive tra due fuochi: gli Shabbat e i pasti rigorosamente kasher con la famiglia del compagno e i pranzi domenicali molto romaneschi e tendenzialmente impuri preparati invece da sua madre, che, abituata ai modi spicci e all’autonomia della figlia, mal sopporta di vederla così arrendevole nei confronti del compagno. I Cecchiarelli e i Fellus formano loro malgrado una famiglia allargata chiassosa e impegnativa, nella quale Rosamaria – il neonato in braccio, la sceneggiatura di una nuova commedia in borsa – si muove con grazia e concretezza, senza prendersi mai troppo sul serio, cercando di rendere tutti quanti felici. Sullo sfondo, la crisi economica ormai endemica che qualche anno prima ha portato al fallimento il mobilificio della famiglia Cecchiarelli. Da allora, il fratello maggiore di Rosamaria – forse responsabile del tracollo – ha fatto perdere le sue tracce, ma le ricerche continuano. Da una giornalista di grande esperienza nonché drammaturga brillante, un romanzo straordinario, che, pur conquistando subito con i toni leggeri da commedia, mette in scena con efficacia la complessità, le tensioni e le contraddizioni dell’attualità, attraverso lo sguardo limpido e disincantato di Rosamaria, una protagonista femminile nella quale è un piacere identificarsi: una donna forte, intelligente, ironica, innamorata, capace di apprezzare tutti i piaceri della vita.



Ci sono momenti in cui sento  di non essere sola. Dicono che sto diventando  paranoica, eppure questa sensazione persiste. Chi era la ragazza prima di me? 


Titolo: La ragazza di prima. Tutto quello che oggi è mio un tempo era suo
Autrice: J P Delaney
Editore: Mondadori Omnibus
Genere: Thriller
Data pubblicazione: 4 aprile 2016
Prezzo cartaceo: € 19,00
Prezzo ebook: € 8,99
Pagine: 396

Trama:Con quest’uomo ci andrei a letto. Gli ho detto poco più che buongiorno, eppure la parte più segreta di me, quella che sfugge al mio controllo, ha già espresso il suo giudizio. Lui mi tiene aperta la porta della sala riunioni e persino questo piccolo gesto di cortesia mi sembra carico di significato. Non posso credere di essere a un passo, un solo piccolo passo, dall’aggiudicarmi la casa che lui, Edward Monkford – un innovatore, un architetto riservato e profondo –, ha progettato e realizzato in Folgate Street, civico 1, Londra. Una casa straordinaria. Un edificio che coniuga l’avanguardia europea ad antichi rituali giapponesi. Design minimalista di pietra chiara, lastre di vetro insonorizzate e sensibili alla luce, soffitti immensi. Nessun soprammobile, niente armadi, niente cornici alle finestre, nessun interruttore, nessuna presa elettrica. Un gioiello della domotica, dove tutta la tecnologia è nascosta. Una casa che però ha le sue regole, il Regolamento come lo chiamo: se diventerà mia non dovrò soltanto rinunciare a tappeti, fotografie alle pareti, piante ornamentali, animali domestici o feste con gli amici, ma dovrò plasmare il mio carattere, accettare una concezione della vita in cui il meno è il più, in cui l’austerità e l’ordine sono la purezza, e la sobrietà la ricompensa. Perché lui vuole così, perché lui è così. Ha voluto sapere tutto di me, mi ha chiesto un elenco di tutte le cose che considero essenziali per la mia vita. Dicono che quest’uomo, dai capelli di un biondo indefinito e dall’aspetto poco appariscente, con gli occhi di un azzurro chiaro e luminoso, sia un architetto eccezionale perché non cede a nessuna tentazione. Tuttavia, la casa è già stata abitata, una volta. Da una ragazza della mia stessa età, quasi una mia gemella, mi hanno detto. Anche lei, come me, non insensibile al fascino di quest’uomo. Una ragazza che tre anni fa è morta. In questa casa.  Raffinato e avvincente nei capovolgimenti di scena, affascinante nei congegni della suspense, inesorabile nella costruzione della psicologia ossessiva che lo domina, La ragazza di prima ha subito suscitato clamore in tutto il mondo. Venduto in 39 paesi, acquistato dalla Universal (Ron Howard, regista), il thriller è immediatamente balzato ai primi posti delle classifiche inglesi e americane, imponendosi come la novità assoluta della stagione.


Titolo: Dove tutto è a metà
Autori: Federico Zampaglione e Giacomo Gensini
Editore: Mondadori Omnibus
Genere: Contemporary Romance
Data pubblicazione: 4 aprile 2016
Prezzo cartaceo: € 18,00
Prezzo ebook: € 8,99
Pagine: 312

Trama: Il Morrison Café è il tempio della scena musicale alternativa romana, e qui il giovedì sera suonano i Bangers, vent’anni e un rock “come un cielo sterminato e altissimo, bianco di nuvole trascinate via da un vento violento”. Lodo è il cantante. Grande talento e un’assodata allergia al palcoscenico, occhi azzurri magnetici e un’energia irrequieta che attende di potersi sprigionare, se solo lui sapesse come farlo. Lodo è innamorato di Giulia, una delle sue coinquiline, a Roma per studiare recitazione e cercare di sfondare come attrice, una ragazza bella e carismatica che con la sua  sola presenza è in grado di mandarlo in tilt e azzerargli i pensieri. Libero Ferri è un cantautore pop che un tempo riempiva gli stadi, ma dopo un paio di dischi sbagliati non riesce a venir fuori da un terribile blocco creativo. Il successo gli ha assicurato il benessere e una villa dotata di una sala d’incisione super accessoriata, in cui trascorre giornate frustranti a caccia di un’ispirazione che pare svanita. Accanto a lui Luna, la sua bellissima moglie, affermata press agent, sicura di sé, che da anni lo sostiene, ma che Libero teme di perdere, come ha perso il successo e la fama. Una ragione in più per cercare di mettere a segno il Grande Ritorno. Lodo sente che il mondo è là fuori, pronto a essere conquistato, ma talvolta gli sembra impossibile persino provarci. Vorrebbe essere più simile a Giulia, che affronta la grande città con coraggio, nonostante una famiglia lontana e ostile. Libero dal canto suo teme che il meglio per lui sia passato, ha bisogno di tornare a credere in ciò che fa, di ritrovare il se stesso di una volta. Luna invece vorrebbe spingerlo a vivere guardando avanti, magari mettendo al mondo un figlio. Strade che parrebbero destinate a non incontrarsi mai, quelle di Lodo e Libero, ma quando invece si incrociano, ecco scoccare la scintilla in grado di rimettere tutto in gioco. Tra amori e tradimenti, concerti travolgenti, party lussuosi, incomprensioni e riconciliazioni, successi, fallimenti e colpi di scena, i protagonisti si troveranno a fare i conti con i propri punti di forza e le fragilità, e a compiere scelte che condizioneranno le vite di tutti.  Coniugando talenti e temperamenti in una jam session inattesa e sorprendente, Federico Zampaglione e Giacomo Gensini danno vita a un romanzo fresco, generoso e pieno di ritmo, che racconta l’amicizia, i sogni e le passioni di donne e uomini di generazioni diverse, disperatamente, come tutti, alla ricerca della felicità.
Dove tutto è a metà è anche il titolo del nuovo singolo dei Tiromancino.

Infine un libro adatto ai più piccoli e in particolare agli amanti del videogioco Minecraft. E' il terzo capitolo della serie Il diario di un guerriero, fanfiction liberamente ispirata all'universo di Minecraft.


Titolo: Diario di un Megaguerriero
Autori: Cube Kid
Editore: Mondadori Electa Junior
Genere: Bambini e Ragazzi Narrativa
Data pubblicazione: 4 aprile 2016
Prezzo cartaceo: € 16,90
Pagine: 264

Trama: Oggi tutto è cambiato. Oggi ci siamo finalmente resi conto di cosa ci aspetta davvero. Tutto quello che abbiamo imparato a scuola... e quello che gli umani hanno imparato con il videogioco... sono soltanto le basi. Modalità poppante. Un allenamento per le vere Sfide. Oggi le cose hanno preso una piega completamente diversa: siamo tornati a essere... dei noob. Nel terzo volume l’addestramento di Minus, il protagonista della serie, diventa sempre più impegnativo. Dopo l’ultimo attacco dei mostri, il villaggio si prepara per la prossima offensiva. È il momento di rinforzare le difese, incastrare una spia, fare... shopping! Minus intanto raddoppia gli sforzi per restare tra i cinque studenti migliori della scuola e diventare finalmente il guerriero dei suoi sogni. Ma Herobrine gli darà filo da torcere…
Con l’aiuto degli amici Elisa, Max, Esmeralda e Maciste, Minus dovrà affrontare la sfida più importante della sua vita. Età di lettura: da 10 anni.






lunedì 27 marzo 2017

Blogtour: TREDICI di Jay Asher. Cronaca nera: vittime del bullismo.


Buongiorno, ci stiamo avvicinando sempre più al 31 marzo, giorno dell'esordio della serie ispirata a Tredici, che andrà in onda in esclusiva su Netfilx. Oggi vi parleremo di un argomento diverso da quelli che trattiamo di solito, un argomento drammatico e purtroppo sempre più attuale, il bullismo.

Il Libro
Editore: Mondadori  
Genere: Young Adult
Prezzo cartaceo: € 17,00 
Pagine: 240    
                                                    
Trama
 Non puoi bloccare il futuro.  Non puoi riavvolgere il passato. L’unico modo per scoprire la verità... è premere play.   

“Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non vi dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori... Ve lo prometto.” Quando Clay Jensen ascolta il primo dei nastri che qualcuno ha lasciato per lui davanti alla porta di casa non può credere alle sue orecchie. La voce che gli sta parlando appartiene ad Hannah, la ragazza di cui è innamorato dalla prima liceo, la stessa che si è suicidata soltanto un paio di settimane prima. Clay è sconvolto, da un lato non vorrebbe avere nulla a che fare con quei nastri. Hannah è morta, e i suoi segreti dovrebbero essere sepolti con lei. Ma dall’altro, il desiderio di scoprire quale ruolo ha avuto lui nella vicenda è troppo forte. Per tutta la notte, quindi, guidato dalla voce della ragazza, Clay ripercorre gli episodi che hanno segnato la sua vita e determinato, in un drammatico effetto valanga, la scelta di privarsene. Tredici motivi, tredici storie che coinvolgono Clay e alcuni dei suoi compagni di scuola e che, una volta ascoltati, sconvolgeranno per sempre le loro esistenze.  Con più di due milioni e mezzo di copie vendute soltanto negli Stati Uniti, Tredici, romanzo d’esordio di Jay Asher, è uno dei libri più letti dai ragazzi americani, e ora anche una serie televisiva prodotta da Netflix.



Cronaca nera: vittime del bullismo

Prima di parlarvi dei fatti di cronaca che più mi hanno colpito nella miriade di casi che purtroppo in tutto il mondo avvengono con regolarità, penso sia utile, per avere un quadro generale del fenomeno, mostrarvi i dati risultanti da una indagine ISTAT effettuata nel 2014. Da quanto emerge dall'indagine poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Di questi il 19,8% è vittima assidua di una delle “tipiche” azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese.  La fascia di età che maggiormente subisce ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e violenti, va dagli undici ai tredici anni (22,5%) e riguarda più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Ci sono anche delle sostanziali differenze territoriali, infatti le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del paese e considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell'anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord. Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e Internet, il 5,9% denuncia di avere subito ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di Cyber bullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).  Sempre secondo l’indagine ISTAT , le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).
Per prima cosa vorrei condividere con voi alcune riflessioni riguardanti la definizione stessa di Bullismo, perché leggendo Tredici prima e facendo poi una breve ricerca sui fatti di cronaca ho notato che la gravità dei fatti di cronaca, etichettati come atti di bullismo, varia molto di caso in caso. La domanda che mi sono posta è quando si può parlare di bullismo nel senso stretto del termine e quando no. Se per bullismo si intende “ spavalderia arrogante e sfrontata. In particolare, atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate specialmente in ambienti scolastici o giovanili” i fatti di cronaca riportati sui quotidiani in questi giorni o sono una versione ancora più cruda e violenta del bullismo o sono qualcosa di diverso che va oltre. Sopratutto quanto accaduto a Vigevano tra dicembre 2016 e gennaio 2017, oltrepassa a mio parere la definizione di bullismo, si tratta di atti di una ferocia e una cattiveria tali che davvero sembra impossibile siano stati commessi da ragazzi così giovani, una baby gang di adolescenti fra cui è presente anche un tredicenne. Cinque i bulli colpevoli degli atti più gravi, per mesi hanno brutalizzato uno studente di quindici anni, lo hanno violentato, ridicolizzato e fotografato durante le violenze, lo hanno tenuto sospeso su un ponte, nudo, e lo hanno costretto ad atti sessuali, lo hanno portato in giro per la città legato al collo con una catena, al guinzaglio. Tutto documentato con foto e filmati, esibiti come trofei coi compagni. I bulli, in tutto, sono una decina di ragazzi tutti minorenni, cinque di loro sono colpevoli “solo” di vandalismi sui treni e complici in una spedizione punitiva ai danni di due quindicenni che si erano permessi di denunciare alcuni comportamenti da bullo del capo branco. La vittima è uno studente al primo anno di un istituto tecnico superiore, diventato “il passatempo preferito” del branco.Il “branco” inizialmente è riuscito ad avvicinarsi alla vittima sfruttando l’ascendente che un suo compagno di classe esercitava su di lui: il quindicenne bullizzato lo credeva amico, un esempio da imitare, al punto da accettare angherie e soprusi pur di non essere allontanato ed emarginato. I carabinieri di Vigevano, dopo aver raccolto alcune segnalazioni di persone preoccupate e della madre disperata hanno in breve tempo individuato il gruppo di ragazzi. Le accuse per i ragazzi arrestati sono molto gravi, violenza sessuale, riduzione e mantenimento in schiavitù o servitù, pornografia minorile, quindi definirli bulli e non delinquenti lo trovo  un po' riduttivo.
L’altro fatto di cronaca che mi ha colpito risale al 2015, è un esempio più classico di bullismo e trovo che si possa avvicinare molto alla storia di Hannah, la protagonista di Tredici.  Emilie, diciassette anni, viveva a Lille, in Francia, era la prima della classe ma anche la vittima dei suoi compagni, si suicidò a dicembre 2015 gettandosi dalla finestra dell’appartamento del padre, morì il mese dopo. Inizialmente le cause del suicidio furono attribuite al senso d’abbandono seguito al divorzio dei genitori ma il ritrovamento di un diario segreto ha svelato quali fossero le vere ragioni del malessere covato in silenzio da Emilie.  Da tre anni  la ragazza era solita annotare sul diario piccole sopraffazioni e grandi angherie quotidiane da parte dei compagni del Collège Notre-Dame de la Paix. I suoi genitori hanno trovato il diario e un insieme di file nel suo computer, e hanno deciso di pubblicarlo prima sul quotidiano locale La Voix du Nord e poi su Libération per mostrare «il male che può fare il bullismo a scuola».
Da quelle pagine, infatti, è venuto fuori il disagio vissuto quotidianamente tra i banchi e in mezzo ai corridoi, uno stillicidio di frecciate continue, sguardi di scherno, insulti, spinte, molestie varie e dispetti assortiti. Senza che gli insegnanti muovessero un dito anche di fronte alle manifestazioni di intolleranza più umilianti e palesi. I compagni le hanno attaccato la gomma ai capelli e tagliato le bretelle, la chiamavano clochard e la prendevano in giro per le scarpe da ginnastica consumante e per il suo abbigliamento ritenuto non abbastanza cool.
“Mi sento addosso gli sguardi degli altri. Vedo i loro sorrisetti quando mi fissano, sento che guardano le mie scarpe da ginnastica vecchie, i miei jeans sfilacciati, il mio maglione con il collo alto e il mio zainetto. Ho sentito qualcuno dirmi «barbona»”, scriveva Emilie. Ogni giorno a scuola era un incubo, soprattutto quando si trattava di attraversare il cortile, «un percorso da combattente. Schivare i colpi, i calci, gli sputi. Chiudere le orecchie per non sentire gli insulti e le prese in giro. Controllare il mio zaino e i capelli. Trattenere le lacrime». La ricreazione chiusa nella toilette, «il solo angolo della scuola dove ero sicura di poter stare tranquilla». 
Emilie amava leggere ma nemmeno i suoi soli compagni, «i libri: i miei tesori, i miei unici amici» sono riusciti a farle superare il disagio e l’umiliazione. Nessun aiuto, nemmeno dai professori che non intervenivano, scriveva, nemmeno quando i compagni la prendevano in giro apertamente durante le lezioni. I genitori, all’inizio, non si erano accorti di niente. Il perché lo spiega lei stessa nel diario: «Non volevo che sapessero, che provassero pena per me. Non volevo che si preoccupassero. E non volevo che mi aiutassero parlandone con il preside: le cose non avrebbero potuto che peggiorare». Quando si è decisa a farlo sua mamma è andata a parlarne con la scuola e le è stato risposto, che «non potevano fare niente, che il bullismo è un fenomeno troppo complicato da fronteggiare».
Quando Emilie cambiò scuola, ormai era troppo tardi: depressa,  pesava 42 chili, finì anche in ospedale ma né le cure mediche né quelle psicologiche riuscirono ad aiutarla. Poi, il suicidio e la morte. I genitori, Virginie e Yann, hanno denunciato la scuola, accusando l’istituto di omertà: docenti e dirigenti «non vogliono parlare né di violenze né di bullismo. A loro interessa solo salvare la loro reputazione». La pubblicazione del diario di Emilie, come le cassette di Hannah,  avrà lo scopo di mettere i colpevoli di fronte alle loro responsabilità, capire quanto dolore abbiano causato. I genitori non hanno visto, non hanno potuto aiutarla. Ma con la pubblicazione del suo diario hanno riscattato Émilie, nella speranza di contribuire alla prevenzione dal bullismo. Se la violenza e la crudeltà sono palesi nei fatti di Vigevano, in questo caso la gravità delle azioni dei bulli non è così evidente dall'esterno, ma i risultati sono altrettanto gravi e drammatici, sono stati gli scherzi, gli insulti, le frecciatine che un po’ alla volta, giorno dopo giorno hanno tolto ad Emilie la dignità e la voglia di vivere.
Ho scelto questi due casi fra i tanti perché sono due forme di bullismo molto diverse fra loro, nel primo caso la violenza è più diretta rispetto al secondo ma la gravità delle conseguenze per le vittime di entrambi è di pari intensità.
Vorrei ancora parlare di tutte quelle ragazze e ragazzi che hanno scelto il suicidio come ultima via d’uscita, vorrei raccontarvi di Brandy che a diciotto anni si è sparata davanti ai genitori perché i compagni le ripetevano che era brutta e grassa, di Bethany 11 anni suicida perché veniva derisa a causa di una malformazione al volto dovuta ad un tumore avuto da piccola ma è davvero un elenco drammaticamente troppo lungo di casi di cronaca nera legati al bullismo, casi che non vanno dimenticati ma che devono spingere noi adulti a trovare delle soluzioni valide e tempestive affinché questo fenomeno scompaia al più presto dalle vite dei nostri figli.


Continuate a seguire il blogtour domani domani su Le Recensioni delle Libraia si parlerà di come difendersi dal bullismo e dal cyberbullismo.


lunedì 6 febbraio 2017

LA LOCANDA DELL'ULTIMA SOLITUDINE di Alessandro Barbaglia

La Locanda dell'Ultima Solitudine.
Per sole due persone.
Il posto più bello del mondo: scavato nello scoglio e nel mare come una nave mancata.


Buongiorno lettori oggi parliamo di un libro magico, una favola per adulti che mi ha colpita sopratutto per il modo in cui è scritta e per il suo essere a metà fra il reale e il surreale. Si tratta del primo romanzo di Alessandro Barbaglia, La Locanda dell'Ultima Solitudine edito da Mondadori. Una poesia d'amore per le parole, le metafore e i luoghi che descrive. 

Una locanda per sole due persone. Una frase che, a voler fare del disordine, si potrebbe leggere anche come: una locanda per due persone sole.
Era la stessa cosa, tutto sommato. Se la solitudine fosse matematica, cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambierebbe. Ma forse, pensò Libero, la solitudine non è matematica. Forse non è solo questione di metà da trovare, è di più; forse uno più uno, a volte, fa due davvero, ma uno si sente solo lo stesso. A essere una parte di quel due.



Opinione di Blacksophia

La cosa che mi ha colpito di più di questo romanzo sono le parole, il modo di scrivere dell'autore ipnotizza e cattura l'attenzione del lettore facendo passare in secondo piano la storia e i personaggi.
E' un libro in cui ogni frase è ricca di significato ed è piacevole da leggere, mi sono sentita trascinata verso il finale, non tanto dagli eventi narrati ma dalle belle parole. Non è importante cosa ci racconta ma come lo fa, dando ad ogni piccolo gesto narrato un qualcosa di poetico e magico. Molti dei personaggi del libro sembrano magici pur non avendo nessun potere particolare, dal cane Vieniqui all'uomo coi baffi, Enrico, Lena e Margherita, tutti esseri speciali pur non avendo niente di speciale. Le storie di Libero e Viola partono lontane, distanti pochi chilometri ma ognuna sul proprio binario, destinate forse un giorno ad incrociarsi, si attendono senza saperlo.
Attesa, è la parola d'ordine di Libero, un giovane uomo che sembra subire inerme il proprio futuro, aspetta che arrivi dal cielo ciò che la sua mente ha pianificato, ma non fa niente per arrivare ad ottenere ciò che vuole.  Libero aspetta convinto che la sua lei prima o poi arrivi, bella come l'ha immaginata, con le labbra color vino Nebbiolo, e quando la vedrà saprà riconoscerla. E' così sicuro di trovarla che quando trova in un vecchio baule, lasciatogli da Lena la sua ex vicina di casa, un biglietto con il numero della Locanda dell'Ultima Solitudine, decide di chiamare e prenotare un tavolo per due per dieci anni dopo. 
Quei dieci anno passano ma la vita e l'amore per Libero non sono come aveva immaginato, c'è qualcosa che non va in quella lei che ha sposato, come se non potesse opporsi ad un destino già scritto ma non da lui.

Che strano aspettare per anni qualcuno che metta a posto ogni cosa e poi, quando accade, quando tutto è in ordine, sentirsi un poco fuori posto! Si aspettava uno squasso che mettesse tutto in ordine , e invece era arrivato un ordine che gli aveva messo addosso un po' di squasso.....

 Viola invece ha una storia familiare un po' bizzarra, vive in un paesino dove le donne della sua famiglia, da generazioni accordano i fiori. Tutte le donne della sua famiglia portano nomi di fiori e svolgono questo ruolo che tramandano di madre in figlia come fosse un dono. Devo essere onesta non ho ben colto il significato che l'autore voleva dare all'accordatura dei fiori ma l'immagine di una collina di fiori colorati che parlano al frusciare del vento è così bella e poetica che alla fine poco importa il suo significato. Viola però vuole scappare da Bisogno, il paesino in cui vive e che le va stretto, sopratutto da quando suo padre se n'è andato e sua madre ha iniziato ad urlare. Viola non capisce fino in fondo le cose che le racconta la madre, accordare i fiori è una cosa che non le appartiene ma le manca il coraggio di andarsene. Alla fine se ne andrà, spinta a scappare dalla sua vita riuscirà ad allontanarsi dalla madre e dal ruolo a cui era predestinata. Raccontato così sembra tutto strano ma è proprio questo il bello del romanzo, un insieme di elementi surreali che sono legati fra loro da un filo sottile e che alla fine si ricongiungono dando vita ad un insieme armonico, proprio come  la voce dei fiori accordati.

Il vento. 
La pipì.
Uno si fa mille storie nella vita e poi basta la pipì a cambiare il corso delle cose.
Perché la pipì è come la vita, a volte scappa.
E tenerla non fa bene. 
Risero.
Il vento.

Un romanzo insolito, originale,  che va interpretato, ognuno di noi ci può leggere messaggi diversi. Io l'ho percepito come un romanzo che spinge a credere nei propri sogni e nelle proprie sensazioni e a non aver paura di cambiare, anche se li per lì può essere doloroso. Un altro messaggio che il libro mi ha lasciato è che bisogna saper aspettare e, al momento giusto, agire e seguire il proprio istinto. Sarei curiosa di sapere, da chi fra di voi lo ha già letto o lo leggerà, le emozioni che vi ha dato e i messaggi che vi ha lasciato, potete scriverlo nei commenti, vi aspetto! 
Vi saluto con una frase trovata nei ringraziamenti dell'autore, rivolta a tutti i lettori come noi.

"Leggere è la famiglia di cui siamo tutti figli."


L'autore


Alessandro Barbaglia, poeta e libraio, ha trentacinque anni e vive a Novara. Pur avendo pubblicato qualcosa tra poesie e racconti, è alla sua prima prova di narratore. 

Il libro
Editore: Mondadori
Prezzo cartaceo: 17,00 €
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 168
Data pubblicazione: 17 gennaio 2017

Trama 
 Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio... Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”. Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Bisogno, il minuscolo paese in cui abita da sola con la madre dopo che il padre è misteriosamente scomparso, le sta stretto, e il desiderio di nuovi orizzonti si fa prepotente. Intanto però il lavoro non le manca, la collina di Bisogno è costellata di fiori scordati e le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano da generazioni il compito di accordarli, perché un fiore scordato è triste come un ricordo appassito. Libero vive invece in una grande città, in una casa con le pareti dipinte di blu, quasi del tutto vuota. Tranne che per un baule: imponente, bianco. Un baule che sembra un forziere, e che in effetti custodisce un tesoro, la mappa che consente di seguire i propri sogni. Quei sogni che, secondo l’insegnamento della nonna di Viola, vanno seminati d’inverno. Perché se resistono al gelo e al vento, in primavera sbocciano splendidi e forti. Ed è allora che bisogna accordarli, perché i sogni bisogna sempre curarli, senza abbandonarli mai. Libero e Viola cercano ognuno il proprio posto nel mondo, e nel farlo si sfiorano, come due isole lontane che per l’istante di un’onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell’Ultima Solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e lo scoglio gioca a dividerli. La Locanda dell’Ultima Solitudine sta dove il destino scrive le sue storie. Chi non ha fretta di arrivarci, una volta lì può leggerle. Come fossero vita. Come fossero morte. Come fossero amore. Con una scrittura lieve e pervasa di poesia, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d’amore.

mercoledì 21 dicembre 2016

IL GIOCO DELL'ANGELO di Carlos Ruiz Zafon - recensione


Uno scrittore non dimentica mai la prima volta
che accetta qualche moneta
o un elogio in cambio di una storia.
Non dimentica mai la prima volta
che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità
e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti
la sua mancanza di talento,
il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa,
un piatto caldo alla fine della giornata
e soprattutto quanto più desidera:
il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta
che vivrà sicuramente più a lungo di lui.
Uno scrittore è condannato a ricordare quell'istante,
perché a quel punto è già perduto
e la sua anima ha ormai un prezzo.


Con il secondo volume della Saga del Cimitero dei libri dimenticati, restiamo nella stessa Barcellona quasi "medievaleggiante", degli anni venti che, come Zafon ci ha insegnato ad apprezzare ne L'ombra del vento, affascina ed ammalia proprio per la sua atmosfera quasi "anacronistica" e un po' fantasy grazie alla sensazione di vivere la storia in un'epoca e in un luogo lontani dalla realtà e per la suggestione delle anime tormentate che possiedono i suoi personaggi. Oltre quattrocento pagine tra incubo e sogno, che rimandano vagamente ai celebri Dottor Faust di Goehte e al Ritratto di Dorian Grey di Oscar Wild il cui significato resta ambiguo ed incerto fino alla fine.


opinione di Sangueblu


Una lettura non sempre "facile" o chiara che alterna momenti estremamente brillanti e scorrevoli ad altri più farraginosi e lenti. Probabilmente Zafon è uno di quegli scrittori che si amano o si odiano, senza mezze misure, ma indubbiamente anche Il gioco dell'angelo è un romanzo geniale. Antecedente nei fatti a L'ombra del vento in questo secondo volume, come accadrà per i successivi, troveremo frammenti della vita di Daniel, che poi andranno ricollegati fra loro pezzo per pezzo, pagina per pagina.

Protagonista de Il gioco dell'Angelo è David Martìn: un personaggio sofferto e quasi ‘maledetto’ che inizia la sua disperata storia ripercorrendo le linee della sua infanzia squallida. Viene abbandonato dalla madre quando è solo un bambino, e anche con il padre il suo rapporto non è certo più facile. I conflitti tra loro sfociano in un tragico epilogo.
Ma questo sarà solo l’inizio, perché la vita di questo ragazzo sfortunato, troverà soltanto un’apparente  miglioramento grazie alla protezione del caro amico Vidal, l’uomo più ricco e prestigioso di Barcellona.
David inizia a lavorare come fattorino al suo fianco, ma il suo desiderio più grande, che vuole in tutti i modi realizzare è diventare uno scrittore.
Tutto ha inizio presso la redazione de ‘La Voz de La Industria’, dove darà vita a racconti mistici e terrificanti, una via di mezzo tra thriller e horror, e successivamente un po' di notorietà arriverà grazie a ‘La città dei maledetti’, quasi uno specchio narrativo per dare voce al luogo in cui vive. Una Barcellona come sempre surreale, gotica e misteriosa.
La storia infatti viene suddivisa in ampi capitoli che prendono il nome dell’opera che racchiude il periodo significato di vita del protagonista.
Ad un certo punto arriverà la svolta nella vita di David:  l’incontro con un editore davvero singolare e morbosamente affascinante: Andreas Corelli. Una sorta di figura sinistra e diabolica che gli proporrà un accordo in un momento per lui molto delicato perchè  a causa di problemi di salute aveva scoperto che la sua vita stava per finire. (Un vero e proprio patto col diavolo).
Andreas Corelli aveva in mente di creare una nuova religione e per poterlo fare aveva bisogno della sua abile penna. Martin non si sente coinvolto nel progetto ma la possibilità di guarire - e dunque continuare a vivere - e il compenso oltremodo fruttuoso gli fanno gola. Ed ecco che il "patto col diavolo" ha luogo. Di questo patto Martin si pentirà solo quando ormai sarà troppo tardi.

Questo romanzo religioso è una vera opera di fantasia per David, e un espediente per Zafon per farci capire quanto uno scrittore possa essere capace di ‘armarsi’ della sua immaginazione per far percepire ai lettori vera una menzogna qualsiasi, se ben argomentata.
L’autore ha voluto inoltre mostrarci quanto potesse essere difficile la professione di scrittore  la professione di scrittore nella Spagna degli anni Venti-Trenta  attraverso la disperazione fisica e psicologica del protagonista. Difficoltà e disperazione alimentate proprio dall'arrivo del misterioso editore Corelli.

La storia ci mostrerà le tante fragilità del protagonista, evidenziate anche dagli incontri con i tanti altri personaggi secondari, altrettanto importanti ed essenziali per il romanzo. Martìn vive costantemente sentimenti contrastanti nei confronti delle persone a cui è più legato, come ad esempio Sempere, unico e sincero amico che lo ha aiutato fin da piccolo. Questa ambivalenza e questa incertezza lo trascineranno in una sorta di crisi d’identità di cui approfitterà il suo antagonista (Corelli) permettendogli di trascinarlo quasi fino all’Inferno pur di fargli fare i conti con se stesso e la sua viscerale passione di scrittore.
Ancor più che nel primo volume, dove era solo quasi accennata, più marcata e concreta la presenza del Maligno che è molto forte ed importante nella cultura ispanica. L'autore si mostra quindi attaccato anche in questo alle sue tradizioni proponendoci però una sua visione che ne dà una nuova chiave di lettura. Ricorderete nell'Ombra del Vento, che un capitolo magistralmente si concludeva con Daniel alla finestra, in contemplazione di un losco individuo, con l'angosciante sensazione di rivivere una scena narrata nel libro preso al Cimitero Dei Libri Dimenticati, in cui quello stesso impersonava il Diavolo. Ne "Il gioco dell'Angelo" invece l'incarnazione di Lucifero interviene in prima persona nella storia e ne decide il tragico epilogo.
Innegabili perciò le similitudini con il Faust dato che Corelli è assimilabile al diavolo in persona con cui David fa un contratto per riuscire a diventare uno scrittore famoso e per guarire da una malattia; e con Dorian Gray, perché come il personaggio di Wild, Martìn sembra non invecchiare mai e vive la maledizione di dover continuare a vivere in eterno, assistendo alla sofferenza e alla scomparsa delle persone a lui più care.

Zafon è uno scrittore abile e appassionato. I suoi libri parlano di lui ma in parte anche di noi che abbiamo fatto dei libri e della lettura uno dei perni della nostra esistenza.
Anche questa volta è riuscito a dar vita ad una storia bellissima, indimenticabile e struggente, ma altrettanto ambigua, che ci spinge a domandarci se ciò che ha vissuto il protagonista sia accaduto davvero o sia soltanto frutto di un sogno con cui l’autore ci ha stregato.

Si finisce per diventare ciò che si vede negli occhi di quelli che si desiderano

Concludo riportando una delle citazioni che più ho apprezzato e che, pienamente, condivido:

L'invidia è la religione dei mediocri.
Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano
e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime
e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità
fino a credere che siano virtù
e che le porte del cielo si spalancheranno
solo per gli infelici come loro,
che attraversano la vita senza lasciare altra traccia
se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere,
e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è,
mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato.
Fortunato colui al quale latrano i cretini,
perché la sua anima non apparterrà mai a loro.

La Serie "Il cimitero dei libri dimenticati"

1- L'ombra del Vento
2 - Il gioco dell'angelo
3 - Il prigioniero del cielo
4 - Il labirinto degli spiriti

Trilogia della Nebbia

1 - Il principe della nebbia
2 - Il palazzo della mezzanotte
3 - Le luci di settembre

Marina

L'Autore

Carlos Ruiz Zafon è uno degli scrittori più conosciuti del panorama della letteratura internazionale dei nostri giorni e l'autore spagnolo più letto in tutto il mondo dopo Cervantes. Le sue opere sono state tradotte in più di cinquanta lingue. Ha cominciato la sua carriera nel 1993 con un libro per ragazzi: Il principe della nebbia, che insieme al Palazzo della Mezzanotte e allle Luci di settembre forma la Trilogia della Nebbia. A questa serie è seguitoMarina. Nel 2001 ha pubblicato L'ombra del Vento (Mondadori 2004) il primo romanzo della Saga del Cimitero dei libri dimenticatiche comprende Il gioco dell'angelo, Il prigioniero del cielo e il Labirinto degli Spiriti. Un universo letterario che si è trasformato in uno dei più grandi fenomeni editoriali dei cinque continenti. I suoi romanzi, in Italia, sono pubblicati tutti da Mondadori.

Il libro

editore: Mondadori
genere: narrativa
pagine: 476
prezzo: 12.50 euro
edizione paperback economica
eBook: 6.99 euro

Trama

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l'occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de "L'ombra del vento" hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore - scrivere un'opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell'umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.