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lunedì 7 novembre 2016

INTERVISTA A LICIA TROISI - Lucca Comix&Games 29 ottobre 2016

Grazie alla Mondadori e alla splendida Anna Da Re in occasione della cinquantesima edizione del Lucca Comix & Games abbiamo avuto la possibilità e l'onore di intervistare privatamente la Regina italiana del Fantasy per ragazzi: la leggendaria Licia Troisi.
Con un gruppo ristretto di blogger, amiche anche nella vita, abbiamo potuto fare una bella chiacchierata per scoprire la nuova Saga del Dominio appena nata dalla penna di Licia e scoprire qualcosa in più sul suo mondo, sul suo lavoro e sui suoi interessi. Con grande simpatia e la consueta gentilezza e il brio che la contraddistinguono, Licia non si è tirata mai indietro e ha risposto a tutte le nostre domande che abbiamo cercato di riassumere in questo post che, speriamo, vi piacerà!





Com'è nata l'idea che ha dato vita alla Saga del Dominio? Che tipo di ricerche per costruire un racconto come questo?

L'idea iniziale da cui è nato il romanzo è stata il freddo.
Tutto è partito da un progetto secientifico di cui avevo sentito parlare che ipotizzava di "acchiappare" un asteroide e portarlo in orbita intorno alla Luna per studiare e prendere dei minerali. Dunque io da questo spunto ho immaginato cosa potrebbe succedere se questo asteroide si schiantasse sulla Terra dando vita ad una specie di Era Glaciale. Il freddo è tutto ciò che è rimasto da queste elucubrazioni e l'idea di partenza. Dopodiché mi sono immaginata una specie di "Europa alternativa" del passato in cui ci sia una sorta di epoca glaciale, in cui il ghiaccio e il freddo occupano grande spazio. Specialmente nella parte a nord del territorio.


Da questa idea è nato poi, pian piano, tutto il resto.
Ho voluto creare un mondo molto più complesso, ricco e caotico rispetto a quelli dei precedenti romanzi. Una sorta di Europa immaginaria in cui spariscono i confini e in cui ho cercato di dare una lingua, un etnografia, una religione, usi e costumi a tutti i popoli che si trovano all'interno del Dominio.  Se si guarda la cartina disegnata nel romanzo si potrà notare come non esistano dei veri e propri Confini ma come si sviluppino i vari elementi geografici (Montagne, Valli, Mari) e come ad ogni zona corrisponda un preciso popolo con i suoi usi e costumi e una propria lingua che mi sono divertita ad inventare prendendo ispirazione dalle lingue che effettivamente si parlano nel nostro mondo, storpiandole un po'. Non essendo una linguista non ho voluto prendermi troppe libertà nell'invenzione lasciandomi ispirare dalle lingue già esistenti. Soprattutto il tedesco.

Quanto hai impiegato a scriverlo tutto?

Da quando ho avuto l’idea iniziale e ho cominciato a buttare giù tutti gli appunti fino a quando poi effettivamente è stato scritto,  è passato un anno e mezzo / due. La mera scrittura credo abbia preso più o meno sei mesi. (Anche perché l’ho scritto tre volte ed è stata una cosa per me abbastanza lunga).

Di tutte le tue eroine forti valorose e determinate ce n’è una a cui vorresti assomigliare di più o in cui ti identifichi di più?

In realtà no. Non c'è nessuna in particolare a cui vorrei assomigliare perchè in loro tendo a mettere tante delle mie debolezze perciò mi assomigliano soprattutto nei difetti.
C'è un aspetto ridondante in tutte le mie eroine, che torna tutte le volte e in qualunque mia opera: la forza fisica che contemporaneamente si sposa alla fragilità emotiva, psicologica. Forse solo Sophie e Pan sono un pochino diverse. Questo può dipendere dal fatto che anche io all'esterno vengo percepita come una persona sicura di sè e tranquilla ma solo perchè fingo bene; invece dentro c'è il casino più totale... Sto cercando di porre rimedio e mettere un argine a questo fatto! LOL 
Però questo dualismo e questa contrapposizione tra fragilità interiore e forza esteriore mi piace molto e forse è per questo che la faccio tornare sempre nei miei libri. Mi piace la contraddizione nei personaggi, soprattutto sul piano fisico e interiore.
Probabilmente anche questa è una cosa autobiografica. Io, per esempio, dieci anni fa sono dimagrita 20 chili quindi sono cambiata molto anche fisicamente ed evidentemente questo fatto di non sentire, all’epoca, una corrispondenza tra come mi sentivo io dentro e il mio aspetto esteriore viene fuori all’interno dei miei romanzi attraverso i miei personaggi.
Però, nell'ispirazione dei miei personaggi femminili, credo di aver attinto molto anche a Caska di Bersek uno dei personaggi femminili che amo di più perché secondo me ha proprio questa caratteristica di essere una combattente molto molto forte, se la vede anche con gli uomini tranquillamente, però è anche molto fragile dal punto di vista psicologico e questa contrapposizione mi è sempre piaciuta.

Che fonte di ispirazioni hai per creare i costumi le usanze e le armi dei personaggi delle tue storie? Quanta inventiva e quanta rielaborazione di ricerche che fai?

Non te lo so dire direttamente perché quando scrivo ci finiscono dentro tutte le cose che mi hanno colpito e ci finiscono in modo inconscio, quindi non ti saprei dire ogni singola parte da dove viene, sono molto visiva quando scrivo, dentro la mia testa mi vedo scorrere il film di quello che succede. Credo però che la fonte di ispirazione principale sia proprio per l’estetica fantastica, viene soprattutto dai fumetti anche certi movimenti soprattutto nelle battaglie vengono da qualcosa che ho letto nei fumetti o ho visto negli anime.
Ad esempio ad un certo punto, non ricordo in quale libro credo proprio nelle cronache un personaggio blocca una lama con il piede ed è una scena famosissima di Berserk un certo punto Griffith il co-protagonista che batte il protagonista saltando sulla sua lama e bloccandola. Quindi credo che soprattutto venga fuori dai manga perché l’estetica delle armi e delle armature la trovo estremamente curata, molto più curata di quanto accada nel fumetto occidentale o almeno in un modo che a me piace di più. 

Con il Fantasy ti distacchi da quello che è il tuo lavoro e dai tuoi studi accademici. L’anno scorso abbiamo avuto il piacere di vederti di scrivere di un argomento che è il tuo, come ti sei sentita a scrivere di una cosa che ti appartiene profondamente nella vita di tutti i giorni e cosa hai ricevuto dai lettori che ti hanno apprezzata anche da questo punto di vista?

E' stato molto bello perché è una cosa che volevo fare da tanto tempo. Ho iniziato a fare divulgazione astronomica più o meno contemporaneamente a quando ho iniziato i primi libri al quarto anno di fisica. Mentre stavo preparando gli esami di indirizzo, il professore del laboratorio di astronomia mi propose di lavorare al museo di astronomia presso l’osservatorio di cui era il direttore e da lì iniziai a fare divulgazione astronomica oralmente e mi è sempre piaciuto tantissimo, più che fare scienza, e visto che mi stavo rendendo conto che la mia carriera stava andando più verso la scrittura che verso l’astronomia volevo trovare un modo per conciliare le due cose: l’aspetto narrativo e l’astronomia.
E’ stato complicato all’inizio perché dovevo trovare la mia voce, un modo di esprimermi in questo nuovo campo, perché avevo fatto divulgazione solo oralmente. Avevo scritto sul blog ma un libro deve avere un tono diverso.  E’ stato divertente e alcune persone mi hanno detto guarda che ci piaci di più come divulgatrice che come scrittrice di narrativa! :-)

C’è una serie tv a cui sei particolarmente legata?

Probabilmente Lost perché è stata la prima che mi ha aperto questo mondo delle serie tv questa nuova ondata nella quale siamo ancora immersi. Anche perché quando lo guardavo me lo sognavo la notte! Feci persino la Lost Experience, un gioco interattivo su internet con una miriade di siti dove cercare gli indizi…  Poi, alla fine, come è finito non mi è piaciuto probabilmente gli sceneggiatori avevano solo l’idea del mistero e non sono riusciti a tirare le fila della storia ma resta comunque che è stata una Serie bellissima e i singoli episodi sono stupendi.  (A parte qualcuno come quello in cui spiegano i tatuaggi di Jack su cui nessuno si era mai fatto domande! LOL) Adesso mi sto appassionando a Vikings. E' uno spettacolo!! Una serie in cui si picchiano tantissimo e la trama va velocissima.  

A cosa stai lavorando in questo momento?

Sto scrivendo il terzo libro della Serie di Pandora.  Saranno quattro ,quindi è il penultimo, però succede un botto di roba e il problema è riuscire a tenere insieme tutte queste cose che succedono.

Sempre ambientato a Roma?

Sì, sempre Roma e dintorni. Un pezzettino scritto ai Castelli, dove vivo io, e forse stavolta ci metterò una cosa vista in un'altra città ma farò finta che sia a Roma! Ho visto una cosa a Parigi e da quando l’ho vista ho pensato di metterla nel libro! Siccome c’è una cosa simile a Roma penso che la adatterò perché sembra proprio fatta apposta per le atmosfere di Pandora. Ma ancora non lo so con certezza.
Non parlo mai troppo delle cose che sto scrivendo perché poi a volte cambiano e non le troviamo più nella stesura finale.

Quando inizi una serie hai già un’idea generale che va dall’inizio alla fine o la crei in corso d’opera?

Cerco di sapere sempre tutto. L’inizio la fine e il filo principale li conosco fin dal principio. Poi scrivo anche i dettagli, ma questi spesso cambiano perché un conto è farsi in testa la trama poi quando inizi a scriverla è diverso e ti rendi conto se una cosa non funziona oppure no; ma comunque mi serve avere quello schema per sapere a che punto sono e cosa deve succedere dopo.
Ho sempre pensato che un libro è una specie di viaggio e lo scrittore è il tuo Cicerone e lui la strada la deve sapere altrimenti ci perdiamo tutti, però non tutti gli scrittori lavorano così e si lasciano trascinare dalla storia.

Per il personaggio di Acrab a chi ti sei ispirata?

La prima idea di lui è venuta fuori con Leonardo Da Vinci del telefilm “Da Vinci’s demons”: personaggio pazzo e inventore. Contemporaneamente volevo un uomo con un obiettivo di conquista, quindi un Alessandro Magno. Acrab è un mix tra i due.


Il rapporto fra Acrab e Myra. Il legame fra loro all’inizio sembra più di tipo genitoriale: Acrab ha un atteggiamento quasi paternalistico e poi diventa quasi amoroso.  E’ stata una mia impressione il fatto che all’inizio lui sembrasse una mera guida e dopo invece c’è questo coinvolgimento o se è proprio come volevi far evolvere il loro rapporto?

All’inizio avevo pensato che il loro rapporto dovesse essere estremamente complesso, tanto che anche la componente amorosa dovesse essere presente. Ma mi ero fatta dei problemi perché sembrava di essere sul filo dell’incesto poi mi sono resa conto che la storia tirava in quella direzione. Tantissime cose del modo in cui Acrab vede Myra sono state aggiunte successivamente alla prima stesura mi rendevo conto che era quella la direzione, perché mi intrigava di più un rapporto del genere perché alla fine questo libro parla dei rapporti un po’ malati fra genitori e figli.
Malati in tanti sensi perché io sono diventata mamma e mi sono resa  conto di quanto bello sia questo amore tra madre e figli ma anche quanto pericoloso può essere perché è una cosa assolutamente totalizzante. La prima cosa che pensi quando diventi genitore è che  tu vuoi una tua copia. Tendi a pensare di voler costruire una persona... ma poi però passa il tempo e ti rendi conto che questa cosa è giustamente impossibile perché hai a che fare con un’altra persona; un altro individio. La puoi aiutare; le puoi dare parte di te; però poi quella persona giustamente si farà il suo percorso e questo lo devi accettare.
Ma molta gente questo non lo accetta e io volevo raccontare proprio questa cosa.

Le cover dei tuoi romanzi sono tutte spettacolari! Intervieni personalmente nelle scelte degli illustratori e grafici?

No, in linea di massima lascio il campo libero a loro. La copertina è un fatto editoriale e mi affido alla casa editrice che ne sa più di me. Io le vedo e do un giudizio. Qualche volta  abbiamo cambiato qualcosa, come ad esempio la cover della versione economica di Pandora, all’inizio troppo infantile rispetto a come l’avevo immaginata.
Le cover a cui ho lavorato di più sono quelle nuove delle “Cronache del mondo emerso” dove abbiamo dei ritratti dei personaggi, dove ho dato molte indicazioni.

Qual è la prima persona che legge i tuoi romanzi?

Mio marito. Lo legge un po’ per volta. Dopo di lui tocca al mio editor.

Come scegli i nomi dei personaggi?
In genere li prendo dai nomi delle stelle, anche Myra è una stella.
Gli altri personaggi provengono da nomi storpiati, molti anche solo perché mi piace il suono.

Hai mai riletto un libro dopo averlo pubblicato?

No. Primo perché quando c’è il momento della correzione delle bozze devo leggere tutto il libro in una giornata, una cosa davvero devastante e praticamente cominci a odiarlo. Secondo perché è definitivo, se trovo qualcosa che non mi piace non posso più cambiarle e mi arrabbio. Devo dire che dovrei smettere di adottare questa politica perché comincio a non ricordarmi bene i miei primi libri. Fortuna che c’è Wikipedia!

Quali libri leggi? 

Di tutto. Sto leggendo un fantasy al momento: “Il colore della magia” di Terry Pratchett.
Prima di questo ho letto “Le solite sospette” di John Niven (autore di "A volte ritorno"); un libro meraviglioso e comico. 

Che rapporto hai con la musica? 
La musica può essere fonte di ispirazione, ma non la ascolto quando scrivo perché mi distrae. 
Ascolto rock-metal melodico. I Muse sono il mio gruppo preferito. E poi mi piace Lady Gaga, perché la sua eccentricità mi ricorda me stessa. Mi piace come persona e per via della sua voce. E per il percorso artistico che ha fatto.


Grazie infinite a Licia Troisi che ci ha dedicato un'ora del suo tempo tutta per noi e ad Anna Da Re che ha reso possibile questo indimenticabile incontro.






QUI la mia recensione a Le lame di Myra,
primo volume della Saga del Dominio.

martedì 15 marzo 2016

ANATOMIA DI UN CUORE INNAMORATO di Sara Mengo - GIVEAWAY e INTERVISTA


Non è un mistero per chi ci segue, quanto mi sia piaciuto il romanzo di Sara Mengo dal titolo Anatomia di un cuore innamorato uscito per Piemme lo scorso 12 gennaio per Piemme. ( QUI la mia recensione). Oggi, la dolcissima Sara ha deciso non solo di deliziarci con una sua piacevole intervista ma ci ha scelti come testimonial per mettere in palio due copie autografate del suo libro! Le semplici regole per partecipare le scoprirete alla fine dell'intervista. 


INTERVISTA a Sara Mengo

Sangueblu - Chi è Sara Mengo?
Sara Mengo - Sai, sembra sempre così facile dire chi si è, invece io trovo sia la domanda più difficile a cui rispondere. Sono una persona che si è posta degli obbiettivi importanti nella vita. Credo nei miei sogni e, anche se non sono tutti così facili da realizzare, mi impegno sempre al massimo per riuscirci. Vivo ogni emozione, vivo il mio adesso e cerco di costruire il mio futuro. Di preciso, forse non lo so ancora bene chi sono, ma magari più avanti saprò risponderti meglio a questa domanda.

S. - Descriviti in tre aggettivi
S. M. - Dolce (dicono gli altri), complicata (questo lo dico anch'io), passionale (dipende con chi).

S. - Nella tua presentazione biografica leggiamo che hai due insostituibili passioni: il fonendoscopio e la penna. Quando hai cominciato a scrivere?
S. M. - La scrittura è sempre stata una parte importante della mia vita, nonostante abbia intrapreso studi di carattere nettamente più scientifico che letterario. Diciamo che è diventata una passione insostituibile da quando mi sono resa conto che, per me, rappresenta una terapia: mi ha aiutata moltissimo e mi fa stare bene. Ho iniziato la stesura di questo romanzo dopo la fine di una relazione, dopo una grande delusione d'amore. Ero in una fase difficile da superare, sempre triste, depressa... a tratti rassegnata. La scrittura è il mio rifugio, il mio porto sicuro, quel luogo, per me ormai irrinunciabile, in cui riesco ad allontanare i cattivi pensieri e a creare storie e personaggi che mi aiutano a recuperare il sorriso, quando a volte viene a mancare.
In un certo senso posso dire che la scrittura mi ha salvata.

S. - Tu studi medicina come la protagonista del romanzo, Celeste. C'è qualcosa di autobiografico in questo libro?
S. M. - L'ambiente ospedaliero-universitario fa parte della mia vita, mi è venuto istintivo ambientare la storia in un fittizio ospedale italiano. C'è molto di me in questo romanzo, del mio modo di vedere la medicina e l'amore; Celeste stessa mi somiglia molto per alcuni aspetti del suo carattere, non posso negarlo: è una ragazza romantica, emotiva e determinata a realizzare i suoi sogni. Però no, la storia non è autobiografica ma frutto della mia fantasia.

S. - Sei una grande appassionata di fiction ospedaliera. Sono sicura che i tuoi lettori, ed io per prima, siano curiosi di conoscere il tuo virtuale "dream cast" dei personaggi. hai voglia di raccontarcelo?
(Se hai pensato a qualcuno in particolare).
S. M. - Che bella domanda! Questa non me l'aveva ancora fatta nessuno e sono felice di risponderti. Sì, esiste. Infatti, man mano che scrivevo, pensavo a come potessero essere nella realtà i miei personaggi. Questo è il cast internazionale dei miei sogni, ma mi piacerebbe tanto conoscere anche quello dei lettori!
Giorgio Ferranti: nel romanzo Celeste dice spesso che i suoi capelli le ricordano quelli di Patrick Dempsey in Grey's Anatomy... io credo che a Luca Argentero calzerebbero alla perfezione i panni di un Dottor Stranamore tutto italiano! 
Fabio Zaffiri: Kevin Spacey
Leonardo Compositi: Bradley Cooper
Laura Tagliamonti: Luisa Ranieri
La Regina delle Tenebre: Uma Thurman
Il Professor Tombali: Luca Zingaretti
e infine Celeste: Emily VanCamp.

S. - C'è una canzone - o più di una - che possono aver fatto da colonna sonora al tuo libro durante la stesura? Una sorta di playlist associata al romanzo?
S. M. - La canzone che, in assoluto, rappresenta per me la colonna sonora di questo romanzo è: All of me di John Legend. La adoro e la trovo perfetta. Poi sì, ce ne sono altre, infatti Celeste ogni tanto ha le cuffie alle orecchie e le canzoni che ascolta accompagnano la storia. Per citarne alcune: Fields of gold di Sting, Il mio canto libero di Battisti, Wish you were here dei Pink Floyd, Just breath dei Pearl Jam e molte altre ancora, che incontrerete lungo la lettura.

S. - Qual è il personaggio di cui è stato più divertente scrivere e qual è, se ne esiste uno, il tuo personaggio preferito all'interno del romanzo?
S. M. - Mi sono divertita molto a scrivere di Leonardo. I battibecchi tra lui e Giorgio li rileggo sempre con un sorriso. Per quanto riguarda un personaggio preferito però... no, non ce n'è uno in particolare perchè, in ognuno di loro, c'è una piccola parte di me. Li amo tutti allo stesso modo.

S. - Qual è la cosa che più ti piacerebbe rimanesse impressa nei lettori dopo la lettura del tuo libro?
S. M. - Sai qual è la cosa più bella per me quando incontro i lettori o quando mi scrivono? E' scoprire ciò che li ha catturatiin questo romanzo, ciò che porteranno con sè dopo aver voltato l'ultima pagina. E non è mai la stessa cosa per tutti. Ognuno vive emozioni diverse pur leggendo le stesse identiche parole. Quindi non c'è una cosa in particolare che vorrei restasse impressa, perchè ciò che cattura il lettore in un libro credo sia una cosa molto intima e soggettiva, che varia in base al proprio vissuto e allo stato d'animo che si ha nel momento in cui si legge. Come dice Celeste in Anatomia di un cuore innamorato: "Mi piace capire cosa colpisca gli altri in un romanzo che ho già letto, perchè ognuno interpreta certe frasi a modo suo, le fa proprie e sente quel libro vicino, come un amico fedele che li comprende." Ecco, quello che spero è che i miei lettori possano trovare nel mio libro quel genere di amico, oltre che la fonte di qualche ora di svago, divertimento ed emozione.

S. - Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai in cantiere nuovi romanzi ed altre idee? Possiamo aspettarci un seguito di Anatomia di un cuore innamorato? (Io personalmente spero di leggere ancora di Leo che è uno dei miei personaggi preferiti!)
S. M. - Leo pare sia piaciuto proprio molto, ne sono davvero felice! Come ti dicevo prima, scrivere per me è una terapia e sento il bisogno di continuare a farlo, per cui sì, nella mia mente le idee si rimescolano sempre rapide creando nuove storie e nuovi personaggi. C'è già qualcosa in cantiere, ma non posso ancora anticiparti nulla... dita incrociate! ;-)

S. - Hai un consiglio o un suggerimento da dare a chi vorrebbe diventare scrittrice? E uno invece a chi, come te, vorrebbe diventare un medico?
S. M. - A chi vorrebbe diventare scrittrice, essendo io ancora agli inizi, più che un consiglio posso raccontare la mia esperienza e, in base a questa, spero di essere loro di aiuto. Io prima di questo romanzo non conoscevo nulla del mondo dell'editoria, se non dal punto di vista di una lettrice. Terminata l'ultima stesura del mio manoscritto, ho cercato informazioni nel web scoprendo il mondo delle agenzie letterarie. Ecco, personalmente credo che senza Rossano Trentin, il mio agente (che saluto e che non ringrazierò mai abbastanza), non sarei mai arrivata fino a qui. So che ogni scrittore ha alle spalle esperienze diverse, in base alla mia però, posso dire che trovare un agente letterario che creda nell'autore e nel suo lavoro aiuta molto per far arrivare il proprio manoscritto sulla scrivania dei grandi editori.
A chi sogna di diventare medico... beh, questa più che una professione è un po' una missione. Te lo senti proprio nascere dentro il desiderio di intraprendere questa strada. Una strada non facile, nessuno vi dirà che lo è, ma è una strada che saprà ripagarvi per tutte le ore trascorse chini sui libri di testo. Come dice Celeste: "Questo mestiere è, semplicemente, come tutti i grandi amori: Totalizzante e tormentante, ma così passionale che, senza di lui, lo so benissimo, non potrei mai vivere perchè quel grazie che sento pronunciare da chi - anche per merito di tutte quelle notti insonni trascorse cercando di memorizzare tomi e tomi di informazioni che potessero fare la differenza - ce l'ha fatta a non sedersi più sulla scomoda sedia che sta su quel dannato lato della scrivania, sa ripagare per tutto... infondendomi ancora la speranza di poter diventare un medico degno di questo nome."
Quindi, che stiate desiderando di fare il medico, lo scrittore, il cantante o l'astronauta: qualunque sia il vostro sogno, non mollate mai!

S. - Grazie per essere stata così gentile da risponderci ed essere stata in nostra compagnia.
Grazie a te cara Sara (Sangueblu) e grazie al tuo fantastico blog! E' stato un piacere rispondere alle tue domande! Un forte abbraccio a tutti!





In palio due copie con dedica,
autografate dall'autrice Sara Mengo!

Vincere una delle due copie in palio è molto semplice: siete anche voi degli appassionati delle serie televisive con protagonisti i camici bianchi? Commentate dicendoci qual è il vostro medico preferito delle fiction (italiane o straniere) e perché!
Una copia andrà al commento più simpatico, originale e/o pertinente e verrà scelta da noi del Bello di Esser Letti; l'altra verrà invece estratta a sorte tra tutti coloro che hanno commentato, attraverso il form di Random.org qui sotto.

E' facoltativo condividere il giveaway sui vostri social (direttamente dalla pagina fb del Bello di Esser letti) e "piacizzare" la pagina del blog ma, chi lo farà o ci segnalerà di averlo già fatto, avrà assegnato un ulteriore numero per l'estrazione ed aumentare così le possibilità di vincere. Avete tempo fino al 30 di marzo! 



mercoledì 17 febbraio 2016

INTERVISTA A ESTELLE LAURE, AUTRICE DE "LA NOTTE CHE HO DIPINTO IL CIELO"

Questo autunno la casa editrice De Agostini ha sorpreso tutte le blogger invitandole a un "appuntamento al buio". Con la promessa di incontrare l'autrice del romanzo nominato Miglior YA 2015 della BEA, ci hanno attirate a Torino con una domanda: quanti volti ha l'amore?
Come mai "al buio" vi starete sicuramente chiedendo. Ebbene, per stimolare ancora di più la nostra curiosità, la DeA ci ha inviato in anticipo solamente i primi capitoli e la trama, cosa che ci ha tenuto col fiato sospeso fino all'incontro: dovevamo assolutamente sapere come proseguiva il romanzo! ma soprattutto: chi è Estelle Laure? Rispondiamo a questa domanda così come la DeA ha risposto a noi :) 
Ecco a voi l'intervista fatta da Scarlett Rose e altre blogger presenti ad Estelle Laure, autrice de "La notte che ho dipinto il cielo"




Q: Ciao Estelle, potresti parlarci un po' di te e del tuo romanzo?
A: Buona sera a tutti e benvenuti, nel romanzo parlo di una ragazza che si ritrova a dover prendersi cura della sorellina poiché i loro genitori se ne sono andati. Mi sono concentrata su due aspetti che caratterizzano l'essere umano: il primo riguarda l'amore, volevo capire cosa succede quando una persona si innamora e ci sono difficoltà nel raggiungere la persona amata, soprattutto se si devono affrontare altri problemi che entrano in gioco. Il secondo riguarda le scelte, cosa accade quando questa persona si trova a dover prendere delle decisioni per un bene superiore, che non necessariamente la portano nella direzione che vorrebbe.
Sono assolutamente contraria a tutto ciò che ha a che fare col cinismo e mi sono concentrata sugli aspetti belli dell'essere umano, sicuramente affrontando delle situazioni non facilissime e che portano  a una serie di problematiche.
Mi piace veramente moltissimo scrivere per i teenager, lo trovo veramente esaltante, soprattutto perché mi riporta alla mia esperienza personale, quel momento in cui ti rendi conto che alla fine gli adulti non sanno tutto, non sanno neanche loro cosa fanno. Ricordo benissimo quando l'ho realizzato ed è proprio l'aspetto su cui mi sono voluta soffermare con questo romanzo.

Q: Quali sono i tuoi libri preferiti per ragazzi?
A: Sono convinta che siamo influenzati da tutto ciò che leggiamo. Amo tantissimo leggere e leggo più o meno un libro a settimana. Ho amato le Cronache di Narnia e i libri di john Green. Mi piace tutta la narrativa Young Adult, quindi mi ci dedico e la leggo con grande interesse. Ogni tanto però leggo anche un libro per adulti.

Q. Qual è stato il libro che ti ha fatto intraprendere la strada della lettura?
A: Il primissimo è stato Peter Pan a 7 anni. Il libro che mi ha segnata è stato Piccole Donne.

Q: La protagonista è una diciassettenne. Com'è stato tornare a vestire i panni di questa età e soprattutto, hai incontrato qualche difficoltà nel gestire su carta questa delicata fase di passaggio da ragazza a donna?
A: Quando avevo 16 anni ho lasciato casa mia, quindi c'è moltissimo di me e della mia esperienza personale in quello che ho scritto. Non avevo una sorellina di cui prendermi cura, ho un fratello, e vivevo con i miei amici, quindi era un po' diverso.  Dovevo pagare l'affitto e il college, avevo un lavoro e mi mantenevo da sola. Quando mi sono seduta e ho iniziato a scrivere questo libro, la prima cosa a cui ho pensato è stato il personaggio di Wren, è stato immediato e naturale. A quel punto mi sono chiesta "cosa sarebbe successo se io stessa mi fossi dovuta prendere cura di qualcun altro mentre facevo tutte queste cose?". Da qui tutto è incominciato.
Inoltre mi ricordo benissimo quando avevo 16 anni, è il momento della mia vita che ricordo con una chiarezza incredibile e torna molto spesso nella mia mente. Dicono che c'è un bambino in ognuno di noi e che questo bimbo ha un'età a cui facciamo riferimento. Il mio bambino ha 16/17 anni.

Q: Hai la passione per l'arte come Lucille?
A: Ho una grande passione per l'arte ma sono totalmente incapace! Anche un disegnino molto semplice mi risulta complicatissimo, però ho tanti amici artisti e ho avuto la possibilità di chieder loro dei consigli.


Q: Secondo te quale ruolo può avere oggi la letteratura per ragazzi?
A: Serve rivedere un po' di se stessi, delle proprie esperienze, in quello che si legge e questo è particolarmente vero per questa fascia d'età. E' importante che nella storia non siano gli adulti a salvare la situazione ma è il protagonista stesso che deve affrontare l'amore, delle difficoltà che gli spezzano il cuore, e una serie di prove a cui viene esposto che però risolve da solo, senza bisogno che qualcun altro venga in soccorso e ciò è quanto avviene nella realtà. Questo spesso non si vede nei libri per adulti, che si concentrano poco sulle esigenze dei giovani lettori. Oggi grazie a questa grande varietà di libri che troviamo in libreria c'è una grande opportunità per i giovani di ritrovarsi in ciò che leggono ed è una cosa importantissima, anche perché non bisogna dimenticare che i teenager sono bravissimi nello scovare le bugie, è necessario quindi che questo tipo di letteratura sia molto onesta.

Q: Hai qualcosa di particolare da raccontarci riguardo la scrittura del libro?
A: Quando ho iniziato a scrivere il romanzo ho preso molto ispirazione dalla mia vita reale, in un periodo molto difficile, e scrivere queste cose mi ha permesso di delineare meglio alcuni aspetti che stavo vivendo. C'è stata una simbiosi fra romanzo e mia vita reale.

Q: Ti sei ispirata a qualcuno che conosci direttamente per la descrizione di qualche personaggio?
A: Fred è un personaggio reale, è stato il mio capo, mi ha dato il permesso di descriverlo nel romanzo e quando ha letto il romanzo gli è piaciuto tantissimo. Leggendo il libro uno penserebbe che è il personaggio meno realistico, e invece è una persona realmente esistente.

Q: Qual è stata la prima cosa che hai pensato quando hai terminato la stesura del libro?
A: "Ho scritto una porcheria!" Ero nervosissima perché mi rendevo conto di aver dato tutta me stessa, quindi mi dicevo che se questo libro non fosse piaciuto, non ci sarebbe stato nient'altro da fare, ho dato il massimo, o va bene stavolta o basta. Se non va bene, inizio a pensare  a un altro lavoro.

Q: Cosa ti ha spinta ad intraprendere la vita da scrittrice?
A: Ho sempre scritto storie di fantasia fin da quanto avevo sette anni, quando mi sono trasferita da Londra agli USA scrivevo storie con una famiglia felice e perfetta, forse perché era l'opposto della mia vita reale. Ho iniziato a scrivere in maniera molto seria soltanto dopo la nascita di mio figlio.

Q: Hai una musa ispiratrice?
A. Mia figlia. Ha una personalità debordante; si comporta in modo molto meno compito di Wren, però è piena di energia e di vita. Ha 11 anni ed è piena di speranza e gioia di vivere, quindi mi metto sempre ad osservarla.


Q: C'è stato qualcuno che ti ha incoraggiato a scrivere e che ti ha particolarmente sostenuto?

A: Ci sono state due persone. Quando al college ho consegnato all'insegnante una storia che avevo scritto sugli angeli, lui mi ha guardato e mi ha detto "sei la persona più concreta e realistica che io conosca, perché scrivi di queste cose che con te non c'entrano niente?". Lui mi ha dato delle dritte molto utili e ha incoraggiato tantissimo la mia carriera. L'altra è la mia agente, è stata lei a darmi la maggiore spinta per questa avventura. Lavoravo già per lei, un giorno mi ha detto che le sarebbe piaciuto leggere qualcosa di mio e ho subito accettato.

Q: Hai in mente nuovi progetti?
A: Fra un mese devo consegnare il mio secondo romanzo: These Mighty Forces.


SPOILER

Q: Qual  è la tua scena preferita del romanzo? quella che ti ha fatto più emozionare?
A: E' quella in cui Lucille rischia di perdere la sua migliore amica.  Ho avuto sempre molto chiara nella mia mente questa scena, scriverla ha suscitato in me moltissime emozioni, ero molto commossa e mi ha fatto piangere perché è una emozione mia, vera: quando avevo 13 anni la mia migliore amica è morta in un incidente aereo, quindi questa scena mi suscita le emozioni più forti.

Q: A cosa si riferisce il titolo originale- This Raging Light?
A: Si riferisce proprio a quella scena, e deriva da una poesia di Dylan Thomas. Ha lo scopo di incoraggiare i giovani, per affrontare la vita ed esprimere anche tutta la propria rabbia.

Grazie Estelle Laure per il tempo che ci hai dedicato
e grazie De Agostini per averci regalato
questa fantastica esperienza!